Iniziai a salire le scale.
Non avevo mai visto la sua camera, ma l'avrei trovata.
Era il posto dove sicuramente trascorreva più tempo, per cui sarebbe stata impregnata del suo profumo.
La trovai, entrammo nella sua stanza, dove la TV era ancora accesa, e davano un programma di musica.
Ignorai i vari discorsi sulla nuova hit del momento, e mi lasciai avvolgere dalla sua presenza.
Per la prima volta non la sentivo ostinata, ribelle, orgogliosa, ma dolce.
Questa era la vera Wendy, quella che si celava dietro a quello che io chiamavo "caratteraccio", ma che involontariamente mi aveva fatto impazzire di lei.
Eravamo arrivati contro il suo letto, ed io lasciai che si sdraiasse sulle lenzuola smosse, mentre con la mano accarezzavo il suo profilo e i suoi fianchi.
Mi fermai dal baciarla solo per osservare il suo viso, passandogli una mano sulla guancia.
Mi accorsi che tremavo leggermente.
Le mie mani non erano salde e sicure come sempre, come quando mi muovevo seducente ed elegante sopra ad una delle mie vittime.
Ero incerto, spaventato, temibilmente umano.
E non me ne accorgevo o non riuscivo a fermarlo.
Rabbrividii nel passare il mio pollice sulle sue labbra.
Tremavo contro il suo corpo esile, mentre mi abbassavo per baciarle il collo.
Affogavo nel desiderio di averla mia.
